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Imago Dalmatiae. Itinerari di viaggio dal Medioevo al Novecento

Curzola

"È un'isola molto ricca e molto popolata, lunga 30 miglia, larga 5, parallela a Lesina, da cui dista 18 miglia, e trenta miglia da Lissa: la separa, dall'estremo lembo orientale della penisola di Sabbioncello, un canale di mezzo miglio. Abbonda di paeselli lungo la costa e nell'interno. Ma noi rileveremo soltanto l'importanza della città di Curzola che ne è capoluogo; di Blatta e di Vallegrande, due borgate floridissime. […]. 

Pare accertato che, nei tempi lontanissimi, l'isola fosse ricoperta di boschi che le davano un aspetto tetro, onde gli argonauti l'avrebbero denominata Corcyra Melaena e i romani Corcyra Nigra. E decantata da scrittori antichi. Delle foreste rimangono oggidì scarsi avanzi, che dapprima i liburni e i romani, indi i narentani, i genovesi e i veneti ne fecero sciupìo, per le esigenze delle loro costruzioni navali. Però l'isola conserva rinomanza per i suoi cantieri navali, per quanto la decadenza della marina mercantile a vela abbia paralizzato l'iniziativa e le risorse di consimili stabilimenti, non pure in Dalmazia, ma ovunque. In mancanza dell'industria navale, il benessere pubblico ritrae cespiti generosi di risorse dalla coltivazione della vite e dalle cave di pietra, rinomatissime. Come la pietra della Brazza e i marmi di Traù, la pietra di Curzola è ricercata, principalmente per la parte esterna ornamentale d'una costruzione, perocchè resista alle intemperie. Ne fanno fede parecchi insigni monumenti architettonici dell'età di mezzo che formano della città di Curzola, anche presentemente, un museo interessante. E non solo l'isola, ma gli scogli che la circondano, attestano, con le loro cave aperte da secoli, che i titoli di nobiltà della pietra curzolana non sono di data recente.

L'aspetto di Curzola, città sull'estremo lembo orientale dell'isola, afferma la sua importanza strategica nel corso dei secoli. Difesa da forti, sui colli circostanti, cinta da mura, da torrioni, da bastioni — quasi tutti ormai in rovina — si comprende che fu il bersaglio di parecchie generazioni di popoli conquistatori. I suoi duemila abitanti vivono in un gruppo di case da cui emerge superbo il duomo del paese, opera insigne del XIV secolo. […]. Il Wilkinson prima, il Jackson poi, illustrarono il duomo di Curzola, siccome uno dei più notevoli monumenti architettonici che vanti la Dalmazia. 

Se vi dilettano le costumanze medioevali, fatevi giocare la «moresca». È una specie di danza pirica, sostenuta da 24 campioni, oltre i capi, gli alfieri, e la «bula», che è la sposa del re dei Mori. I bianchi, comandati dal re di Spagna, vincono la tenzone e la «bula» rapita è liberata fra il giubilo generale. I curzolani vanno pazzi per questo gioco tradizionale, come i napoletani per la loro tarantella.

Anche la borgata di Blatta — sul lembo occidentale dell'isola, a due miglia dal mare — conserva una loggia monumentale, anteriore al 1500. La ricordano documenti del 1496. Venne restaurata elegantemente nel 1700 ed è ora un ornamento della piazza. Su quella stessa piazza, di fronte alla chiesa, vegetavano, da secoli, due alberi colossali di fanfarino (celtis australis). Ora non esistono più, e ne chiesi il motivo. Uno, quello ad occidente della chiesa, un bel giorno, il 13 luglio 1836, cadde improvvisamente, proprio mentre il popolo usciva di chiesa. Non ci furono nè morti nè feriti. Ma il consiglio patrio, temendo che, precipitando anche l'altro fanfarino secolare, potessero succedere sventure, ne decretò in via preventiva la morte. Noto che i 4000 cittadini di Blatta sono quasi tutti ricchi e che, in quei paraggi, una fiducia quasi patriarcale regola tutti gli affari commerciali, piccoli e grandi.

Vallegrande, col suo magnifico porto, un'insenatura di due miglia, all'estremità occidentale dell'isola, non ha storia. È un bell'emporio sorto da una cinquantina d'anni ed ormai florido, in merito alla sua favorevole posizione. Conta già due migliaia di abitanti, dediti all'industria rurale e al commercio. È scalo di gran parte dei prodotti dell'isola. È lì che trovate il fiore dell'intelligenza moderna curzolana. Si sa, dove fioriscono il benessere, il lavoro rimunerativo e il commercio, la popolazione aumenta come per incanto. Curzola rappresenta il passato dell'isola, Blatta il presente, Vallegrande l'avvenire" (pp. 158-161).