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Imago Dalmatiae. Itinerari di viaggio dal Medioevo al Novecento

Lissa

"È l'isola più lontana dal continente dalmato: dista da questo 36 miglia, 60 dalla costa della Puglia, 12 dalla città di Lesina. La sua estensione è di 9 miglia, con circa 22 miglia di circonferenza. Per la sua posizione e, forse, per i suoi numerosi porti, atti quasi tutti ed esser fortificati e difesi, Lissa assistette a parecchie battaglie navali. […]. Tutte queste reminiscenze vi si affollano nella mente, mentre il piroscafo entra nel porto di Lissa, uno dei più vasti e più sicuri dell'Adriatico.

La nitida borgata di 4000 abitanti, divisa in due parti — Kuti a levante e Luka a ponente — forma lo sfondo del porto. E dalle palazzine che sorgono sulla riva e dai giardini privati numerosi e dal fare vivace dei primi lissani che incontrate, v'accorgete di trovarvi in una borgata ricca, civile, progredita. Smonto a terra e mi reco anzitutto a visitare i monumenti ai periti nelle due battaglie del 1811 e del 1866, perocchè chi perisce in guerra per la patria, a qualunque nazione appartenga, s'imponga alla venerazione dell'esploratore. Nel ritorno dal mio pellegrinaggio sentimentale, incontro il mio amico Serafino Topic, possidente ed armatore, uno degli uomini più nervosamente attivi che io conosca. Inaugurò, recentemente, una linea di navigazione costiera, settimanale, che partendo da Trieste, tocca Zara, Spalato e i porti più importanti delle grandi isole. Fu un'impresa ardita, la sua, iniziata con un solo, ma velocissimo piroscafo, la «Vila». — Ebbene, come va la tua impresa? — Benissimo, ne sono contento. Nei primi tempi ho subito io pure il contagio della sfiducia generale; ma ora la prospettiva di successo, documentata da fatti e da cifre, è superiore a qualsiasi dubbio. — Mi figuro che i tuoi compaesani, con i loro forzieri ricolmi d'oro, si uniranno a te in un'impresa tanto utile allo sviluppo economico delle isole... — T'inganni, amico mio. Lo spirito di associazione tra noi è ancora nelle fascie. Quando un affare porge già risultati brillanti indiscutibili, oh, allora tutti offrono capitali. Ma i rischi dell'iniziativa spaventano i capitalisti lissani e, in generale, quelli di Dalmazia. — Hai da sostenere concorrenze? — Quella formidabile del Lloyd, anzitutto, a cui non credo che il governo assegni lauta sovvenzione per soffocare le imprese marittime paesane... Era questa la sua opinione; ma i dalmati pensano che, senza lo spauracchio del Lloyd, gli armatori paesani — a parte il Topic, un galantuomo e gentiluomo perfetto — farebbero il comodaccio loro, poco curandosi degli interessi economici della provincia.

A pranzo, si parlò di molti altri argomenti. Alla conversazione, quantunque si trattassero quesiti astrusi, prendeva parte attiva madama Topic, una signora altrettanto intelligente e colta, quanto buona, avvenente ed aggraziata. Nel campo degli affari trovate in lei un calcolatore energico, uno statista geniale: nel campo domestico, una gentildonna, una principessa. E, ciò che maggiormente ammirate, è la squisitezza di forma e di concetto, onde riveste le sue idee. — Non ti sorprendere, sai — m'avvertì il simpatico Topic; — questa mia moglie doveva nascere uomo: nacque donna per ¡sbaglio...

Visitai parecchie cantine — del Topic, dei fratelli Mardessich, del Dojmi di Delupis ed altre — sapendo che Lissa produce ed esporta annualmente una media di 120,000 ettolitri di vino. La statistica è eloquente e non abbisogna di commenti. Gode celebrità il vino opollo di Lissa, ricercatissimo in commercio per il suo sapore e per il suo colorito vermiglio ammirabile: sembra un rubino. Vienna ne è inondata, specialmente in merito all'attività commerciale dei fratelli Mardessich e della casa Dojmi, la quale esporta pure nella capitale dell'impero, in bottiglie, il suo prelibato «Santa Margherita». — E non è la sola risorsa dell'isola, il vino — mi disse il Mardessich; — abbiamo, nel vallone di Comisa, la pesca miracolosa delle sardelle. Se ne fa commercio attivissimo, e di data antica, con la Grecia. Dall'isola si esportano annualmente migliaia e migliaia di barilotti di sardelle salate. I nostri sardoni salati sono pure accolti festevolmente alle mense signorili.

Nel pomeriggio mi recai a bighellonare per la borgata, in compagnia dell'egregio dr. Lorenzo Dojmi. Ci fermammo alla Batteria della Madonna, ridotta, per uno strano capriccio degli eventi, ad ospizio ed ospedale. La posizione di quell'asilo umanitario non può essere più superba, nè la proprietà, ond'è tenuto, più edificante. La caserma venne ridotta a sale arieggiate, vaste, pulitissime; il bastione è ora un giardino, dove centinaia di bianche margherite pompeggiano al sole. — Probabilmente — mi disse il Dojmi — questo ospizio verrà destinato ad un istituto froebeliano. — L'idea è ottima — osservai — e sono certo che da tutte le isole vicine affluirebbe numeroso contingente di alunni.

Passai la serata in un club politico. Lessi qualche giornale nella piccola sala di lettura, dove alcuni abitudinari assorbivano il loro mocca. E dall'attiguo salone giungevano fino a me i concenti di un concerto abbastanza allarmante... Il più giovane dei due medici comunali suonava il violino, facendosi accompagnare al piano da un altro delinquente, suo complice. «Faute de mieux!» dicono i francesi: ed ascoltai una ventina di walz, con rassegnazione religiosa..." (pp. 150-154).